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VISPOLEMIK 002 |
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Febbraio 2007 |
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Benvenuti al Secondo Numero di Vispolemik, la fanzine interna di Comicsandpolitik: come promesso lo scorso mese di gennaio eccovi qualcosa di inedito: una riflessione a ruota libera sulla nefasta correttezza politica e un servizio sul processo a Charlie Hebdo. F.M.
NATIVI AMERICANI E TOSCOITALIANI. IL “POLITICALLY CORRECT”: CUI PRODEST? di Francesco Manetti
Nel mese di gennaio mi sono preso un po’ di tempo per rivedermi gli straordinari DVD in cofanetto metallico dei Walt Disney’s Treasures. In Italia, a differenza del mercato anglosassone, che chiunque può bazzicare andando su eBay o su Amazon, ne sono usciti, se non erro, solo quattro: due di Topolino, uno di Paperino e uno delle Silly Symphonies. Gli straordinari short disneyani là contenuti coprono un arco di tempo che va dalla fine degli anni Venti ai Cinquanta (con brevi incursioni più oltre...). Siamo in un altro mondo. E non sto parlando solo dell’alta qualità di quei prodotti (altà qualità della tecnica, dei soggetti, delle sceneggiature, dei disegni, dei movimenti: tali livelli di perfezione oggi non li troviamo neppure nei più curati lungometraggi della Pixar; non parliamo poi dei serial televisivi, ne’ del mercato giapponese...). Sto parlando di un mondo più franco, più vero, meno finto di quello odierno. Un mondo nel quale dire pane al pane non era da additare come cosa negativa. Il buon Leonard Maltin ha curato la serie dei Treasures: chi meglio dell’autore della Movie Guide più polare poteva farlo? Maltin è un grande esperto di cinema e un sincero appassionato e studioso dell’animazione disneyana. Eccoci però al punto dolente. Non li ho contati ma non credo di allontanarmi dal vero dicendo che circa un quarto dei cortometraggi che appaiono nei cofanetti vengono introdotti dal bravo Leonard semplicemente per “coprirsi le spalle”. Nel cartone animato appare un ristoratore italiano che parla un inglese dal marcato accento siciliano? Ecco Maltin spiegare che si tratta di uno stereotipo etnico che oggi nessuno mai oserebbe presentare. Oppure vediamo Pluto che in una velocissima gag, entrando in un canneto, sbuca fuori con un costume indiano fatto di foglie? Riecco Maltin che ci rassicura sullo stereotipo etnico oggi desueto. Troviamo Topolino che imbraccia un fucile? Maltin ci parla dei rischi delle armi da fuoco. Mickey Mouse vestito da pellerossa alza la mano e dice “augh”? Il buon Leonard ci spiega che quelli erano gli anni Quaranta e che allora nessuno si offendeva per tali caratterizzazioni etniche. A chi giova, oggi, chiamare gli indiani (o i pellerossa che dir si voglia) “nativi americani”? I Navajo, per esempio, non rimangono sempre i Navajo? E poi chi sono veramente i “nativi americani”, visto che gli indiani d’America vengono dall’Asia? Gli Eschimesi no, perché arrivarono ultimi. E nemmeno i Sioux, i Cherokee, i Piedi Neri furono fra i primi. Saranno forse gli Indios amazzonici? Boh? Forse i veri “nativi americani” sono i bisonti, i coyote, i tacchini e le patate... Lo stesso discorso vale per gli statunitensi di pelle scura. Alcuni di loro amano autoghettizzarsi “afroamericani”. Dunque, per rimanere nella logica continentale, un bianco di Brooklyn, cattolico e di origine italiana, potrebbe coalizzarsi con un bianco di Boston, protestante e di origine inglese, per adottare il nomignolo comune di “euroamericani”. Se poi uno di New York con i nonni di Sidney rivendica il titolo di “australoamericano”, come dargli torto? Francesco Manetti, infine, orgoglioso delle sue origini fiorentine, d’ora in poi vuol essere chiamato “toscoitaliano”. Vedete com’è facile cadere nel ridicolo? Tornando alla Disney, come mai, mi chiedo, con cotanta sensibilità verso le etnie diverse da quella “caucasica” (come negli USA vengono definiti i visi pallidi), non si è dunque introdotto nei Treasures il capolavoro di Donald Duck “In Der Fuhrer’s Face”? Quella feroce satira antinazista metteva alla berlina proprio chi sull’odio verso le razze diverse da quella “ariana” fondò la sua fortuna politca, il famigerato Adolf Hitler. La mia era una domanda retorica. “In der Fuhrer’s Face” non appare nella collana proprio per colpa del “politically correct”: siccome si parla di guerra, anche se da un’ottica giusta e in chiave farsesca, si preferisce che le giovani menti del XXI secolo nemmeno si chiedano cosa ci fa Paperino con l’uniforme nazista, con tanto di svastica sul berretto. Meglio non trattare argomenti tabù, come la Seconda Guerra Mondiale; chissà... magari qualcuno potrebbe riflettere sul fatto che forse gli Amerikani non erano poi così cattivi e che, forse, un tempo, c’era qualcuno anche più cattivo di George W. Bush. (In realtà i giovani quel cartone di Donald Duck, e tutti gli altri cortometraggi americani di propaganda bellica, possono andarseli tranquillamente a vedere su Google Video: l’importante è salvare le apparenze).
TOUS AVEC CHARLIE HEBDO! di Francesco Manetti
Un anno fa, nel febbraio del 2006, scoppiava il caso delle vignette sataniche (e non ci riferiamo al celebre volume di Forattini pubblicato secoli fa sulla falsariga dei “Versetti satanici” di Salman Rushdie). Un giornale danese, lo Jyllands Postern, aveva pubblicato una serie di dodici sketch umoristici che tentavano di sdrammatizzare la questione del fanatismo islamico. La cosa passò inosservata per qualche tempo. Poi qualcuno se ne accorse (spiegheremo poi perché), si indignò e gli integralisti della mezzaluna (il 90% dei quali composto di gente la cui unica cultura si risolve in un po’ di Corano mandato a memoria) misero a ferro e fuoco il mondo. In Europa scattò un’ondata di autocensura, che ricordava da vicino quella, famigerata, degli anni Cinquanta in America, ai tempi della “seduzione dell’innocente” e del Comic’s Code: i (pochi) responsabili dei giornali che avevano osato riportare alcune delle vignette danesi considerate blasfeme dagli iper-musulmani rischiarono la cadrega. Esemplare il caso del francese France Soir, il cui direttore Jacques Lefranc (per aver dato l’imprimatur alla sporca dozzina, introdotta da una tredicesima vignetta dove si vede Maometto, assiso su una nuvola insieme ad altre divinità, una delle quali gli dice: “Non ti incavolare... Tutti siamo stati caricaturati, qui”) fu licenziato dal proprietario, un franco-egiziano. In Italia solo il giornale della Lega Nord, La Padania (n. 28 del 6 febbraio 2006), ebbe il coraggio di ristampare la schiera delle barzellette grafiche sui seguaci di Allah. Ancora oggi siamo qui a chiederci: che cosa c’era di male? In una si vede Maometto con una bomba accesa in stile Vil Coyote al posto del turbante; in un’altra ecco il solito Muhamed con il volto sormontato da una mezzaluna verde; in una terza un vignettista si ritrae terrorizzato nel disegnare Maometto e così via. Quella che fece imbufalire di più gli integralisti era la più divertente: Maometto accoglie un branco di kamikaze islamici in paradiso, gridando: “Fermatevi, abbiamo finito le vergini!”. Cose da pazzi! Per dodici divertenti, innocui e innocenti schizzi buffi il mondo, per qualche settimana, è stato seduto su una polveriera. Ve li immaginate i cattolici fondamentalisti ribellarsi al simpaticissimo Vauro solo perché, spesso e volentieri, scherza con Gesù, col Papa, coi Santi, coi preti? Qualcuno di loro, forse, potrà sentirsi offeso dalle vignette del Manifesto, ma, al massimo potrà scrivere qualche lettera la giornale; oppure potrà querelare il disegnatore, come fece D’Alema con Forattini (quando Repubblica ritrasse lo statista intento a sbianchettare la lista Mitrokhin). In questi giorni si celebra in Francia il processo a Philippe Val, direttore del periodico satirico Charlie Hebdo: fu proprio questo settimanale a far scoppiare la feroce polemica internazionale del 2006, ristampando per primo i disegni danesi. Alcune organizzazioni islamiche transalpine avevano denunciato Val per “offesa alla religione musulmana” (nella laicissima France: ci pensate?). A quanto pare il PM ha chiesto l’assoluzione e Val non dovrebbe temere niente, almeno dalla giustizia: dai fanatici, al contrario, è difficile ottenere una valida protezione (non vogliamo tirare la “fiatata mortale” a Val, ma la triste vicenda del regista olandese Van Gogh è ancora viva nella memoria...). Il 15 marzo arriverà la sentenza che metterà una pietra tombale sopra l’arroganza, la prevaricazione, la violenza senza scopo, il razzismo e, in fondo, l’idiozia. Tous avec Charlie Hebdo!
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LAST MINUTE!
Il 27 gennaio 2007, in Viale Milton a Firenze, una lapide che ricordava i Martiri delle Foibe (le cavità carsiche dentro le quali gli aguzzini comunisti al soldo del macellaio Tito precipitarono, vivi e legati col filo spinato, migliaia di italiani bollati come “fascisti) è stata divelta e spaccata. Complimenti! In un Paese, l’Italia, dove la toponomastica ridonda di nomi che celebrano gli eroi di una sola parte (Togliatti, Gramsci, Guevara, Berlinguer, Gagarin, Allende, Ho Chi Min, Amendola, Marx, e così via falcemartelleggiando: aspettiamo con ansia Via Fidel Castro...) un branco di beceri si accanisce contro un ricordo che a loro scotta. Sappiano che quella povera lapide, nella città che senza vergogna ha dedicato una via all’assassino di Giovanni Gentile, ha fatto più rumore quand’è caduta in terra che quand’era ritta.
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Il 2 febbraio 2007, in Sicilia, gli scontri fra le tifoserie del Catania e del Palermo, hanno provocato un morto (un poliziotto) e un centinaio di feriti (in gran parte tra le forze dell’ordine). Facendo zapping fra i telegiornali diurni del 3 febbraio ho sentito dire più volte dagli inviati che molti di coloro che sono stati arrestati per aver messo a ferro e fuoco Catania erano “solo dei ragazzi”. “Solo dei ragazzi”? Il politically correct colpisce ancora e impedisce di chiamare quelle bestie con i loro veri nomi: assassini, criminali, omicidi, teppisti, delinquenti. Un tic, soprattutto dell’ala mancina del pensiero unico(denunciato già durante gli anni della contestazione anche da Jacovitti, con lo slogan linusiano“Raglia, raglia, giovine Itaglia!”), per cui si tende a decolpevolizzare l’individuo (soprattutto se è minorenne) e addossare le colpe alla “società”, al “sistema”, alla “disoccupazione”, al “disagio”, etc. Dopo averne versate tante per la mammoletta Saddam Hussein, piangiamo qualche lacrima anche per il 38enne “sbirro” al quale è stato spappolato il fegato con un massa ed è stata fatta esplodere in faccia con una bomba carta lanciata da un “ragazzo”. E il “ragazzo” ringrazi il suo diavolo custode che in Italia non c’è il Miglio Verde (il giornalista e scrittore Buttafuoco consiglia almeno una buona cura a base di olio di ricino).
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Il 2 febbraio 2007 è stato presentato a Parigi, sotto le insegne di una delle più grandi macchine divoratrici di soldi pubblici, l’ONU, il “Quarto Rapporto della Commissione Intergovernativa per i Cambiamenti Climatici”, nel quale si prospetta un futuro apocalittico per il pianeta. Sul Giornale del 3 febbraio Antonio Zichichi scrive che “non esiste l’equazione del clima” e che dunque non possono essere fatte previsioni a lungo termine sullo stesso. Secondo Zichichi “esistono due scuole di pensiero. Una fa capo a Richard Lindzen del prestigioso Mit, che critica i modelli usati dagli scienziati della Commissione Intergovernativa. L’altra fa capo a Ants Leetmaa del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton, massimo esponente scientifico della Commissione”. Sempre secondo il nostro scienziato Kyoto non avrà “alcuna influenza sulle variazioni climatiche”; inoltre, secondo l’economista Kendra Okonski (guru dello “sviluppo sostenibile”) Kyoto servirà solo a bloccare il progresso, non ridurrà l’inquinamento e impedirà la nascita di nuove tecnologie (per mancanza di fondi “bevuti” dallo stesso Kyoto) che potrebbero essere essenziali per la lotta ecologica (quella vera, non quella fatta a forza di chiacchiere).
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Il 2 febbraio 2007 è scomparsa a 78 anni Adelina Tattilo, dell’omonima casa editrice, quella che pubblicava il mensile erotico Playmen (in ambito fumettistico ricordiamo Menelik). Un saluto a una donna non conformista.
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Il 10 febbraio si celebra in Italia il giorno della memoria in onore dei Martiri delle Foibe, le cavità carsiche dalmate dentro le quali, durante l’occupazione yugoslava, furono precipitati migliaia di italiani innocenti dagli sgherri del dittatore comunista Tito. In questi giorni alcuni quartieri di Firenze, città progressiva e illuminata, sono tappezzati di vergognosi manifestini inneggianti alla resistenza, nei quali si afferma di voler impedire le manifestazioni indette da Alleanza Nazionale per l’occasione. E meno male che questi “nuovi resistenti” lo fanno in nome della democrazia...
La notte del 10 febbraio, a Firenze, gli antagonisti di sinistra, in spregio alla giornata delle foibe hanno lanciato una molotov contro un corteo. No comment (ma lanciare bombe incendiarie fa ancora “in”).
Giorgio Napolitano aveva salutato nel 1956 come positiva l’invasione sovietica in Ungheria (tardivi e pelosi pentimenti sono arrivati mezzo secolo dopo). Oggi, a proposito delle foibe, lo stesso Napo parla di “pulizia etnica” e di “congiura del silenzio”, evitando però di pronunciare la parolina magica che spiegherebbe tutto: comunisti. Dietro ogni peggior disastro del XX secolo ci sono sempre stati loro (anche dietro la nascita del fascismo e del nazismo, dietro la II Guerra Mondiale, dietro il Vietnam, dietro il terrorismo internazionale che ha portato all’11 settembre, etc. etc.) eppure, ancora oggi, ci si vergogna a dirlo chiaramente. Altro che congiura del silenzio, caro Presidente della Repubblica Italiana!
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Una carissima amica, Silvia Caldini, debutta in televisione domenica 11 febbraio, cantando gospel insieme al suo gruppo di appassionati fiorentini. L’esibizione verrà trasmessa nel pomeriggio da Raitre, nel contenitore “Alle falde del Kilimangiaro”.
F.M. |
