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“NOTE” DI VIAGGIO
27 Maggio, Festa di Via Monginevro
IL RITROVO: QUESTO SCONOSCIUTO
Il luogo di ritrovo per la data “cittadina” è quello delle grandi occasioni: il celeberrimo distributore
della TAMOIL sulla circonvallazione di Pinerolo. Peccato che ce ne siano due,
uno di fronte all’ altro e a
separarli sia la mitica Statale 23 del Sestriere (ora SR23)
che alle 9 del mattino già smaltisce tutto il
traffico tra il continente centroeuropeo e l’ Italia tutta: insomma l’ attraversamento a piedi non è per
donnicciuole!
Ecco, siamo riusciti a trovarci metà da una parte e metà dall’ altra e questo già può essere
fonte di dissidio (vieni tu di qua, no io vi aspetto qui, ti metto le mani addosso, dove dovevamo trovarci? Allora sciogliamo la band…), ma all’ appello, né da una parte nè dall’ altra se ne presentava traccia, mancava Ricu che avendo posticipato il suo personalissimo fuso orario di un’ ora, beatamente stava facendo colazione in un bar nel centro di Pinerolo…
LA SUONATA
Beh, ormai Torino non spaventa più nessuno: il navigatore satellitare è un optional inutile per arrivare
dove dobbiamo arrivare e le transenne sono state messe da esseri umani come noi e per questo possono
essere rimosse da esseri umani come noi, e poi la mitica frase: “Scarichiamo solo, sa, noi dobbiamo
suonare!” anche solo a pronunciarla ti dà sempre quel certo non so che di artista. Ci si improvvisa
un po’ elettricisti e con un po’ di sane public relations
si ottiene anche il secondo gazebo sotto
cui ripararsi. E si, perché la giornata meteorologicamente parlando non è proprio delle migliori ed
il NON rimanere fulminati con le prese che sguazzano nell’acqua ha pur sempre il suo fascino. Insomma,
alle 10.45 eravamo praticamente pronti a suonare, caffè preso (Ricu ha pagato pegno e l’ha preso da solo…),
sosta scarica-vescica effettuata, e si attacca.
Tra un temporale e l’altro riusciamo ad eseguire quasi
tutta la scaletta e qualche ardito accenna anche a ballare, tra il viscido dell’asfalto e le rotaie del
tram che vanno a nozze con le slogature. Ore 12.40: Paolo ha fame. Non si può fare altro che pausa pranzo….
PRANZO & SIESTA
Abbiamo cercato di farci invitare a casa di una coppia di ascoltatori per il pranzo, ma elegantemente hanno
detto che il frigo era vuoto. Pazienza (anche se a me sapeva un po’ di scusa…). Il self service
sotto il tendone è stato OK, anche se Grangy ci tiene a far sapere che le “Raviolas Occitanas”
non erano quelle originali della Val Varaita. Le ha mangiate lo stesso. Grazie Sergio perché abbiamo
barattato il tuo buono pasto con una bottiglia di Dolcetto. Caffè al bar amico, e poi ordine sparso:
chi in macchina a dormire, chi è rimasto sotto il tendone attratto da una nuova bottiglia di Dolcetto e
per fare quattro chiacchiere col corpo di ballo (onore e gloria a Michela, Stefania e Laura) ed il buon
Daniele, chi a prendere il digestivo in altro bar fornito di televisione per il GP di Montecarlo, chi
dalla suocera e chi… ma Paolo dove è andato? Ore 14.50: come da programma, eravamo di nuovo tutti lì,
pronti alla seconda battaglia….
SUONATA PARTE SECONDA
Il Giari ha voluto riprendere esattamente da dove avevamo interrotto un paio d’ore prima. E se lo vuole il Giari non si può dire di no! Pian pianino come attratti da un flauto magico mozartiano arrivano tutti i topolini-ballerini-ascoltatori. E arriviamo a fine scaletta…
NOTA per il gentile pubblico:
la tarantella, più volte richiesta, NON è in scaletta.
Quindi abbiamo ripercorso dall’inizio, pezzo dopo pezzo, tutti i brani, ed anche i continui passaggi temporaleschi non hanno demoralizzato il pubblico, che, nonostante tutto, stava lì, immobile e stoico sotto gli ombrelli! Ore 17.30: pausa tecnica perché cominciavamo a dare segni di affaticamento. Birra gentilmente offerta da Sergio, si prova ad intonare lì per lì un “Signore delle cime“ a 4 voci (che in tre è pure cosa ardua), pausa idrica; non splende il sole, ma almeno il peggio sembra passato. In scioltezza o quasi (qualche svisatina fuori tempo, qualche attacco poco attaccato, qualche distrazione per guardarsi un po’ in giro dopo migliaia di secondi passati a suonare ci possono anche stare), si arriva alle 18.45 dove il sospirato ultimo pezzo finalmente arriva. Perché un concerto può finire in modi diversi: il peggiore è che si esaurisca il pubblico e ti ritrovi a suonare per le rotaie del tram (in Via Monginevro; altrove per il prato, per la ghiaia dell’aia, per l’usciere che deve chiudere il locale); altro modo è quello dove si esaurisce la serata: musicanti e ballerini sono paghi, ognuno ha fatto il proprio dovere, baci ed abbracci, magari un bis; ieri, invece, i musicanti erano esauriti, la fantasia per sedurre il pubblico era terminata, andare ancora avanti sarebbe stato solo agonia.
Siamo soddisfatti, non abbiamo patito il caldo che a Torino ci fa sempre paura; a tutti diamo appuntamento per domenica prossima a Roletto, Festa di Primavera.
Sempre in allegria, sempre DAÜ!!!
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Gruppo musicale DAU - e-mail: gruppo@dauoccitania.it
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